venerdì, settembre 28, 2007
posted by Noek at 00:12






Il cielo era grigio... un grigio pesante, poteva sentire l'umidità salire.
Si trovò a fare una scommessa con se stessa: 5 minuti.
Sì, si dava 5 minuti.

3 minuti più tardi le prime gocce.
Affrettò il passo. I suoi piedi andavano sempre più veloci: due macchie color pavone sul pavè, le scarpe rosse, di vernice, ticchettavano sul marciapiede.
Le gocce erano sempre più consistenti.
Vetrine, vetrine, ancora vetrine, una porta.
Un piccolo locale fumoso. Mattoni scuri e pesanti tende di velluto rosso.
Appena in tempo.

Guardò la sua immagine riflessa su un vecchio specchio.
Aveva gli occhi grandi. Due fari, le avevano sempre detto, grandi e grigi come l'acqua del mare sotto un temporale. Ed era proprio un temporale quello che si stava scatenando fuori.
Si sedette a un tavolino vicino alla vetrina, con sollievo. Ordinò un caffè e si guardò intorno.
Era un piccolo locale frequentato dai ragazzi dei licei lì affianco. Pian piano cominciarono ad arrivare in gruppi chiassosi e bagnati; si ritrovò a pensare ai tempi del suo liceo: il bar, il caffè, le sigarette...

Diede un'occhiata in strada: figure piegate contro il vento e la pioggia affollavano il marciapiede.
La sua attenzione fu attirata dalle due vetrine di fronte a lei... Uno rosa e uno nero, un negozio di abiti da donna e uno di scarpe, in mezzo un portone N°24.
I due negozi erano deserti: troppo cari per lo shopping annoiato dei turisti, troppo piccoli per rifugiarsi dal temporale.
Nel negozio rosa una ragazza sola, bionda, vestiti classici ma alla moda, ripiegava un maglioncino rosso già perfettamente ripiegato: aspettava.
Nel negozio nero un ragazzo, solo, capelli lunghi e scuri, ricci, camicia nera, seduto dietro al banco, con le mani giunte sotto il mento guardava lo schermo del computer: aspettava.
Le luci del negozio rosa e i poster del negozio nero davano alla scena un tocco di malinconia.
Si accorse che il ragazzo la fissava: uno sguardo penetrante e al tempo stesso assente. Arrossì e abbassò gli occhi.
Non che le mancasse il coraggio, in realtà non era timida ma... era stata colta in errore, aveva violato inconsapevolmente la sfera di reciproca indifferenza.
Tornò a guardare il negozio rosa...

Arrivò il suo caffè, ringraziò e versò lo zucchero nella tazzina. Sorseggiando si trovò a immaginare una storia per que due negozi, per quei due ragazzi.... Si sentì di nuovo molto stupida. Le sarebbe piaciuto, a fine giornata, vederli tirar giù le seracinesce, darsi un bacio ed entrare in quel portone n°24.

Tornò a guardare il negozio nero.
Ora il ragazzo canticchiava muovendo le dita a tempo. Dalla vetrina non poteva sentire la musica e la scena la colpì appunto nella sua tacita e comica semplicità.
Incontrò lo sguardo del ragazzo: ora era lui ad abbassare gli occhi, ma nel farlo sorrise e la guardò di nuovo.
E fu di nuovo il viso di lei a tingersi di rosso sotto il suo sguardo spavaldo.
Non si era mai considerata attraente, anche se a volte qualcuno l'aveva fatta sentire bella.

Frugò nervosamente nella borsetta, afferrò il tabacco e si girò una sigaretta.
Rialzò lo sguardo: il ragazzo era impegnato, finalmente c'era un cliente.
Si sedette più comoda e si abbandonò al piacere del fumo, una boccata dopo l'altra. Ogni volta che si rilassava così fumando pensava che non sarebbe mai riuscita a smettere: perchè privarsi di quell'attimo di pacifico piacere?

Rimise a fuoco la scena di fronte a sè: il cliente se n'era andato, non aveva comprato niente. Il ragazzo sistemò le scarpe, fece un giro nel negozio e tornò al suo posto.

Spense la sigaretta e guardò l'orologio... era ora di andare.
Prima però doveva fare un salto in bagno. Si alzò, prese la borsa e seguì le frecce nei meandri del locale. Fortunatamente il bagno era lindo e splendente. Si lavò le mani e diede un'altra occhiata alla sua immagine nello specchio.
Si sistemò i capelli, fece una smorfia e un sorriso. Provò un saluto amichevole con un cenno della mano e tornò sui suoi passi.
Mentre ancora si avviava al tavolino per recuperare le sue cose, gettò un'occhiata verso il negozio nero... Il ragazzo non c'era più.
Al suo posto una ragazza bionda in tuta.

Delusa abbassò lo sguardo sul suo tavolino, le sue cose erano ancora lì, ma c'era qualcosa di strano: al centro della tovaglia c'era un cd, bianco, senza custodia: solo una scritta, in nero a caratteri grandi scritti a mano "Black".
Un pensiero la colpì e il sorriso esplose spontaneo, guardò con complicità e soddisfazione il negozio nero.
Pagò e uscì.

Il temporale era finito e il sole stava già facendo capolino tra i nuvoloni ora candidi.
Si trovò a camminare per quella strada ormai così nota con uno spirito diverso, gioioso e un sorriso stampato in volto.

Arrivò di fronte a un cancello, il cortile era affollato di bambini vocianti, un tramestio di giacche e cartelle.
Una bambina bionda, con grandi occhi azzurri, stava immobile al centro di tutto quel frastuono.
Improvvisamente si mise a correre nella sua direzione, le saltò al collo, la baciò e urlò "Ciao mamma!!!"



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1 Comments:


At 08 ottobre, 2007 23:42, Anonymous Anonimo

E ancora una volta mi sento purificato nel lasciarmi frustare dall'ennesimo pianto del cielo. Su questa terra...
Un bacio, sorella mia,
Un Ramingo